L'irragionevole pesantezza della matematica Un tormento! Un
incubo! Basta! Queste affermazioni riguardanti la matematica si sentono tutti i giorni. Persone intelligenti e colte le ripetono continuamente con ostinazione e orgoglio, e si attendono un tacito consenso, che non manca. Le persone comuni, infatti hanno paura di questa categoria fondamentale del sapere, paragonabile all’arte o alla musica. E’ invece un evento molto raro che una persona affermi con enfasi che il pensiero di leggere un romanzo, di contemplare un quadro o di andare ad un concerto causi pene insuperabili. O che dai tempi della maturità abbia evitato ogni contatto con le arti, o con la letteratura. "La sua esclusione dalla sfera della cultura equivale a una vera e propria castrazione intellettuale" afferma H.M. Enzensberger. Nessuno però sembra accorgersene. Siamo di fronte ad un enigma: nella nostra civiltà la matematica è rimasta un "buco nero", un’area solo per pochi iniziati. Una spiegazione potrebbe essere che gli esponenti di questa disciplina si siano allontanati troppo dal mondo esterno, simili ai sommi sacerdoti tutti presi dalle cure del loro santo Graal, con le spalle girate alle comuni cose di questo mondo, impegnati esclusivamente coi loro problemi incomprensibili. Questo classico cliché, naturalmente assurdo, contiene in sé però un piccolo nocciolo di verità: l’attività dei matematici richiede infatti estrema e continua concentrazione, inoltre, dato che oggi le discipline sono sempre più specialistiche, anche nella ricerca il cerchio dei possibili destinatari si restringe a pochi addetti ai lavori. La conseguenza è un certo isolamento, e la rinuncia da parte di alcuni ricercatori di farsi capire dai profani. Questo può aver influenzato anche matematici meno esperti. Significativo è ad esempio il modo di dire: quella deduzione o questa correlazione è banale, quindi basta…ogni ulteriore spiegazione è vista come inutile, non degna di un matematico. Essendo infatti abituati a tralasciare spesso passaggi intermedi, la cui validità è già scontata, i matematici hanno un atteggiamento indubbiamente economico, ma comunicativo solo in una determinata direzione, cioè verso colui per il quale il "banale" è effettivamente banale. Gli altri per cui ciò non vale, circa il 99% delle persone, sono in questo senso casi senza speranza, con i quali semplicemente non vale la pena di intrattenersi. Oltre al linguaggio tecnico, i matematici usano anche una scrittura diversa, indispensabile per la loro comunicazione interna. Si può fare un’analogia con la musica, che si è creata un codice proprio. Però, al contrario di quanto accade per la musica, la maggior parte degli uomini di fronte ad una formula, viene colta dal panico. Difficile comprendere questa reazione per un matematico, che al contrario, trova la sua scrittura meravigliosamente comprensibile e superiore ad ogni linguaggio naturale e non capisce perché dovrebbe sforzarsi di tradurre, ogni tentativo, infatti sembrerebbe una storpiatura. Troppo semplicistico però incolpare i matematici stessi dell’isolamento della loro disciplina. Perché voltare le spalle alla società e alzare volutamente il ponte levatoio? Non può essere incolpata una minoranza di esperti, se una schiacciante maggioranza rinuncia spontaneamente a far proprio un capitolo culturale di immenso significato e grandissima attrattiva. Se la coscienza universale si trincera dietro la ricerca, si può affermare a sangue freddo che una grossa parte della popolazione non ha mai oltrepassato il livello della matematica greca. Una tale arretratezza in altri campi, come ad esempio la medicina o la fisica, sarebbe probabilmente mortale. Almeno in piccola parte dovrebbe valere per la matematica: la nostra civiltà è infatti pervasa e completamente dipendente dalla matematica. Il paradosso è che viviamo nell’era d’oro della matematica, le arti, la letteratura uscirebbero piuttosto male da un confronto. Ma oggi qualcosa sta cambiando. Ci sono sporadici sintomi che lasciano sperare che il livello più basso di ignoranza matematica sia stato raggiunto e forse superato. Motivi esterni, come la lotta per gli strumenti di ricerca, e soprattutto motivi interni testimoniano un cambiamento di mentalità. La crisi dei fondamenti della prima metà del secolo, ha contribuito ad imporre un abito meno rigido. La possibilità di trarre profitti velocemente dalla ricerca di base, poi ha avvicinato ricerca pura ed applicata, nuove potenzialità si sono aggiunte grazie alla matematica sperimentale basata sul computer. Persino la tradizionale superbia della disciplina, sembra si sia smorzata da un filo di ironia e molti matematici sono persino pronti a parlare con i non matematici…
|