Les glaciers : emozioni,  cambiamenti del clima,   rapporto causa-effetto,   dubbi

 

Dopo una lunga salita, di solito accade di colpo, ti trovi davanti il ghiacciaio.
Immenso, sporco di terra, si snoda lì, davanti a te, immobile fiume di ghiaccio. Un vento gelido ti rabbrividisce, è il suo fiato, è vivo. Ti fermi a contemplarlo, orrido, ti affascina. In alto splende di bianco la neve fresca, venata di azzurro e di verde per un gioco di luci.

La mer de glace

Più sotto una cascata di seracchi, caotiche torri di ghiaccio alte decine di metri.
Crepacci
nascosti da ponti di neve insidiano il sentiero, che si insinua lungo e solitario tra le lande desolate e inospitali per condurre al rifugio.
Lì intorno dappertutto le sue tracce: pietre levigate da una mola gigantesca, rocce modellate, graffi, enormi massi erratici, mucchi di sassi accatastati, morene, slavine.

Il ghiacciaio d'Argentiere, i seracchi

Nelle sue profondità custodisce i resti del passato, le prove dei cambiamenti del clima, i corpi di chi ha osato sfidarlo.
E’ il tempo dei lunghi silenzi, dei ghiacciai che dominano maestosi la valle e la illuminano col loro bagliore fino a quando è ormai notte. Girando tra i boschi umidi e freschi, senti, senza poterli scorgere, fruscii di animali, che si ritraggono, e attendono zitti, di riprendersi il territorio che a loro appartiene e che tu intruso calpesti in modo maldestro senza curarti di offenderlo. Dentro a questa grande natura sento tutti i miei limiti e
l’inadeguatezza. Piccoli e insignificanti particolari del paesaggio sembrano ostacoli insormontabili: una ripida salita, un torrente che sborda, uno strapiombo da costeggiare. E poi vedi il sentiero che si snoda lontano e tu lo percorri con piccoli passi, tanti, gli scarponi pesanti, facendo attenzione a dove si mette il piede, a non inciampare, a non scivolare. La voglia di stendersi un poco e la totale, cronica mancanza di una comoda sedia. La sete, il sudore, il vento freddo e il sole che brucia la pelle.

Il ghiacciaio d'Argentiere

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E' provato che i grandi cambiamenti climatici sono repentini. Alla fine del Würm, l'ultima glaciazione rispetto al periodo in cui viviamo (circa 11500 anni fa), le velocità medie di regresso dei ghiacciai superarono i 2 m al giorno! Non occorre grande immaginazione per figurarsi le dimensioni dei crolli, l'intensità delle alluvioni e i dissesti di quei tempi.

Anche se la parola glaciazione ci porta a tempi molto antichi, variazioni importanti hanno caratterizzato anche la nostra storia: carestie, migrazioni di popoli, invasioni barbariche e cadute di regni, furono dovuti a cause climatiche.

In tempi recenti tra il 1590 e il 1850 abbiamo testimonianze della Piccola Età glaciale. All'inizio del secolo scorso i ghiacciai raggiunsero l'espansione massima degli ultimi 7000 anni: fecero sparire pascoli, sbarrarono valichi e chiusero storiche vie di comunicazione interne alla catena alpina ( es. tra Gressoney, Val Sesia e il Canton dei Grigioni in Svizzera). Il 1816 fu il momento più critico, il gelo e l'umidità imperanti vennero aggravati dall'esplosione del vulcano Tambora in Indonesia, che eruttò chilometri cubi di ceneri. Sotto la spinta dei venti le ceneri intorbidarono l'atmosfera su tutta la Terra, intercettando la radiazione solare. Giugno, luglio ed agosto portarono neve e ghiaccio ovunque: nell'anno senza estate una tetra aspettativa di morte attanagliò l'intera Europa. All'umor nero non si sottrassero neppure gli artisti, che idearono due tra i peggiori mostri prodotti dalla letteratura di ogni tempo: Frankenstein e il Vampiro.

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Le variazioni di questo decennio ripetono ciò che avvenne più volte in passato, con una variabile in più: l'intervento umano.

Il Sole irradia la Terra che, a sua volta, riflette all'esterno la radiazione. L'energia erogata è assorbita dai gas-serra e produce il global warning.

Il rapporto causa-effetto si è riprodotto più volte nella storia della Terra.

Le estese foreste di felci del Carbonifero attraverso la fotosintesi clorofilliana, assorbirono enormi quantità di anidride carbonica trasformandola in fibre vegetali. Quando i tronchi furono sepolti per i dissesti idrogeologici, provocati dai parossismi tettonici che annunciavano la nascita delle catene montuose dell'Europa Media, le masse di aeriformi sottratte all'atmosfera dalle foreste rimasero imprigionate sottoterra nei giacimenti di carbone. Il Permiano, che segue il Carbonifero, è segnato da lunghi, insistenti e ricorrenti periodi glaciali. L'improvviso raffreddamento fu con tutta probabilità effetto della rarefazione del gas-serra. Oggi, bruciando carbone, petrolio, oltre che metano, re-immettiamo anidride carbonica e vapore acqueo nell'atmosfera, diffondendoli con rapidità innaturale e riconvertendo così l'ambiente alle antiche condizioni.

Il clima sta cambiando. Da circa un secolo e mezzo il nostro pianeta, dopo circa 300 anni di raffreddamento, si sta surriscaldando. Negli anni '70 (dal 1965 al 1985 –capitò pure negli anni ‘20-) ci fu un leggero raffreddamento di circa 1°C alle medie latitudini, i ghiacciai alpini avanzarono di qualche centinaio di metri; il riscaldamento successivo ha neutralizzato la lieve pulsazione precedente. Per il surriscaldamento del pianeta, in parte dovuto ai gas serra, dagli anni settanta ad oggi, le distese glaciali alpine si sono ridotte del 20%.

Se ci fosse una naturale tendenza al riscaldamento, l'accentuazione antropica di essa porterebbe a una destabilizzazione di società ed economia. Per i prossimi cinquant'anni, secondo le previsioni di alcuni scienziati, ci potrebbe essere un aumento di temperatura annua in Europa di 2-4°C con conseguenze molto gravi. La deglaciazione provoca un pericoloso innalzamento di livello di mari e oceani, inoltre potenzia l’effetto serra, contribuendo allo sconvolgimento del clima, poiché aumenta la concentrazione di vapore acqueo nell’atmosfera. Infine la progressiva scomparsa dei ghiacciai riduce l’albedo, cioè la dispersione nello spazio della luce e del calore che la terra riceve dal sole.

In presenza, invece, di un ciclo di raffreddamento, come accadde durante la Piccola Età Glaciale, l'effetto-serra odierno eserciterebbe un'azione positiva, addirittura ci potrebbe stare l'ipotesi di una reciproca neutralizzazione delle due tendenze.

Coordinamenti internazionali continuano a portare avanti programmi di monitoraggio, osservazioni e misure nelle aree glaciali per chiarire le conseguenze degli scambi tra serbatoi di calore e dei rapporti tra volumi di gas: i ghiacciai rivestono il ruolo di spie di controllo.

Links
http://gletscherarchiv.de 
http://users.unimi.it/glaciol/bormio2002.html