Il castello, fu costruito nel 1352 dal marchese Giovanni II Paleologo e venne ricostruito nella seconda metà del Quattrocento, dopo che Casale divenne la capitale del Monferrato. Fu poi Guglielmo Gonzaga ad ampliare il castello, facendo fare dei lavori nel 1561. Dalla fine del 700 ad oggi il castello divenne magazzino militare.

Il castello è quindi conosciuto come il Castello dei Paleologi e si trova lungo la sponda del fiume Po. Esso ha una pianta quadrilatera con torrioni angolari ed è protetto da un fossato.

Camminamento sul lato verso il Po 

II castrum o casteiium ricordato nelle fonti documentarie casalesi anteriori alla metà del XIV secolo non
 è un edificio castellano, bensì il nucleo più antico dell'abitato, circostante la chiesa di Sant'Evasio, protetto da un recinto fortificato probabilmente fin dal X secolo.

Agli inizi della seconda metà del '300, Giovanni II Paleologo marchese di Monferrato, ben deciso ad imporre la sua autorità in Casale, importante borgo al confine coi domini viscontei, diede inizio alla costruzione dell'attuale Castello, entrando in forti contrasti con il Comune, ostile all'iniziativa. Nonostante l'opposizione dei Casalesi. i lavori vennero portati a termine entro il 1357, anno in cui l'edificio viene nominato come ormai esistente. Il Castello dunque non nasce tanto per difendere il borgo casalese, ma piuttosto come strumento di controllo sul borgo medesimo da parte dei signori di Monferrato. Posto sul limite della cinta muraria urbana, forse addirittura costruito su una delle porte, quella di Aquarolio, da una parte dominava tutto l'abitato, dall' altra guardava la strada che proviene dalle colline, dove più forte era la posizione del marchese. Negli stessi anni, Giovanni II costruì un altro ganglio fortificato, la Rocchetta, in prossimità della porta Vaccaro (nei pressi dell'attuale piazza Statuto); un secondo edificio, quindi, posto ugualmente sulle mura urbane e finalizzate alla miglior sorveglianza del borgo.

Dell'originario Castello sappiamo che era di forma quadrangolare, con torri d'angolo ed una torre grande, residuo forse dell'antica porta di Aquarolio inglobata nella costruzione e che sì direbbe essere quella ancora oggi visibile quasi in asse con via Saffi; alle mura si agganciavano cammini di ronda e bertesche in legno; il complesso era difeso all'esterno da un fossato, da una siepe e da un rivellino a forma di torre sul versante " extra burgum ". Quando nei '400 Casale assunse un molo di capitale all'interno del marchesato del Monferrato, ottenendo nel 1474 il titolo di città, anche il Castello, divenuto sede della corte, cambiò volto in seguito alle ristrutturazioni dei marchesi Guglielmo Vili (1464 - 1483) e Bonifacio V (1483 - 1494). Sappiamo che in esso esistevano l'appartamento del marchese e quello della consorte, imperniati sulla camera "cubiculare " cioè la camera da letto, ove si stendevano i documenti pubblici, si ricevevano le autorità e si organizzavano feste. Si trovavano poi camere per gli ospiti e la cappella dipinta dal pittore sfozesco Cristoforo Moretti. Di tutti questi ambienti si è persa traccia, a causa delle pesanti trasformazioni successive.

Con il traumatico e contestato passaggio di Casale e del Monferrato ai Gonzaga di Mantova, alla morte dell'ultimo marchese Paleologo, in coincidenza con l'aprirsi di un'epoca contrassegnata ovunque da guerre e distruzioni, il Castello venne rinforzato; in risposta alle nuove tecniche belliche, che prevedevano un uso sempre più massiccio dell'artiglieria, nel decennio fra il 1560 e il 1570 si intervenne pesantemente sulle mura, inspessendole e trasformando i due lati lunghi in linee spezzate; la pianta assunse la forma  esagonale che ancora oggi vediamo. Le torri sono rafforzate e vennero Costruiti quattro rivellini di nuova foggia, uno su ogni lato.

Agli inizi del secolo XVII, più in presenza della Cittadella, il Castello manteneva importanza come fortezza, ma, soprattutto, riprese a svolgere la funzione di sede di corte: per motivi diplomatici spesso i duchi di Mantova, impegnati in frequenti trattative con i Savoia, vi soggiornarono. Sappiamo che a più riprese, nei primi anni del '600, Vincenzo 1 fece abbellire il Castello, arricchendolo anche con quadri e opere d'arte esposti nella "galleria nova", intesa come sala espositiva, della fortezza.

Altro momento di splendore il Castello conobbe durante il principato del duca Carlo II Gonzaga-Nevers (1637 - 1665), che più volte risiedette in città con tutta la sua corte dando un notevole impulso alla vita mondana e culturale di Casale. Carlo 11 continuò la politica di abbellimento del Castello, anche con l'acquisizione di altri quadri per la galleria. Con la crisi del dinastia gonzaghesca, il Castello di Casale andò incontro ad un declino inarrestabile. Dopo il passaggio della città e del Monferrato ai Savoia, nel 1708, per il Castello inizia il lunghissimo periodo di utilizzo a caserma durato fino a ieri; si curano le strutture difensive ma poco per volta spariscono o vengono distrutti i preziosi arredi, gli stucchi, le tappezzerie, i quadri che avevano impreziosito l'edificio in età paleologa e gonzaghesca. A metà del secolo XIX. dopo lo sfortunato epilogo della I Guerra d'Indipendenza, Casale, per volontà soprattutto del conte di Cavour, venne fortificata in previsione di una ripresa della guerra con l'Austria. Si rifece la cinta muraria, si ricostruì in parte la Cittadella, e anche il Castello fu inglobato nella struttura difensiva. A ricompensare la cittadinanza dei notevoli disagi subiti, lo Stato sabaudo decise l'abbattimento del rivellino orientale del fortizio, quello rivolto verso la città, permettendo cosi la creazione di un vasto spazio pubblico, l'attuale Piazza Castello, che il Comune potè adibire a sede di mercato e fiere. Lo spianamento avvenne fra il 1857 e il 58.      

Con l'avvento dell'unità d'Italia, anche gli altri tre rivellini divennero superflui, per cui tra il 1887 e il 1904 vennero anch'essi demoliti, originando la grande piazza attuale. Al posto del rivellino sud, nel 1907, fu eretto il Mercato Pavia, che prese il nome dal ricco benefattore e filantropo ebreo che aveva lasciato una forte somma di denaro al Comune; molti anni dopo, sul sito del rivellino nord, furono creati gli attuali giardinetti.                                                                                             

Notizie tratte dal volantino distribuito in occasione dell'apertura del Castello, fonte: Associazione Casalese Arte e Storia, // Castello di Casale Monferrato, Atti del Convegno di studi 1-2-3 ottobre 1993, Villanova Monf.to 1995

TORRIONE SUD-OVEST DETTO DEL MONGINEVRO - TORRIONE NORDOVEST DETTO DEL OAHITONE

1  RAMPA CANNONIERA, 2  FERITOIE, 3  CANNONIERA, 4  CASAMATTA,  INFERIORE, 5  TRONIERE

ALA OCCIDENTALE PIANTA DEI SOTTERRANEI

L'ala occidentale del castello

È la parte più recente della fortificazione. Il suo aspetto attuale è riconducitele alle vicende belliche di fine Seicento, allorché Vittorio Amedeo II di Savoia, in alleanza con gli Asburgo, cercò di conquistare Casale. Ne nacque un assedio, posto alla città nel 1695, che si concluse con lo smantellamento, imposto da accordi firmati dalle grandi potenze europee, delle difese casalesi: la poderosa cittadella e il meno possente ma non trascurabile castello, di cui furono demolite le difese verso Po (cioè verso l'esterno), in particolare le due rondelle occidentali e il tratto di cortina intermedia.

I Gonzaga, ripreso possesso della città, iniziarono la ricostruzione dei torrioni distrutti, la cui mancanza lasciava un grave vuoto nelle difese cittadine. L'impianto, che ricalcava quello delle fortificazioni preesistenti, prevedeva all'interno delle torri due casematte circolari sovrapposte (una a livello del fossato, una superiore), armate con batterie di cannoni attentamente orientati per battere con fuoco radente le cortine del castello (opportunamente angolate) e le facce dei rivellini. L'accesso avveniva direttamente dal cortile occidentale; le casematte inferiori erano collegate da una galleria voltata forata da ampie troniere per il controllo del fossato.

Particolarmente curate erano sia l'evacuazione dei fumi degli spari, ottenuta tramite una serie di aperture circolari sovrapposte poste alla sommità delle calotte di copertura delle casematte, sia l'aerazione dei locali, a cui provvedevano appositi "pozzi d'aria" ricavati all'interno delle pareti e sbucanti sugli spalti. L'opera di ricostruzione, affidata al signor Lozières d'Astier, sovrintendente alle fortificazioni di Sua Maestà Cristianissima il re di Francia, venne effettuata su disegni del più grande ingegnere militare dell'epoca, il maresciallo di Francia Sébastien Le Prestre, marchese di Vauban. Tra progettista e direttore dei lavori, come spesso succede in architettura, ci furono incomprensioni e battibecchi (in particolare sulla realizzazione di una serie di feritoie nella rondella detta "del Monginevro", utili secondo Lozières per controllare il fossato, mentre Vauban le riteneva dannose per la stabilità dell'opera), ma il risultato complessivo è più che notevole: un eccellente esempio di fortificazione settecentesca che riutilizza in maniera intelligente le preesistenze per garantire una difesa al passo con i tempi. Spettacolari soprattutto le grandi calotte in muratura, di raffinata fattura, che coprono le casematte.

Notizie tratte dal volantino distribuito in occasione dell'apertura del Castello, a cura di Maria Rosa Fonio

Vedute della città dal Giardino degli Aranci

Un sotterraneo lo collegava alle rive del Po, nei pressi di una zona sabbiosa. Storicamente un assalto fortunato ebbe proprio quel tunnel come protagonista, in quanto i nemici entrarono dall'ingresso esterno e fecero esplodere parte del castello passando dal tunnel. Sarebbero venuti a conoscenza dell'ingresso durante una cena, in tempo di pace, con i castellani, i quali avrebbero bevuto un bicchiere di troppo...

 

Gli Aleramici, i Marchesi del Monferrato provengono dalla Germania, anche se c'è chi sostiene potessero essere arrivati anche dalla Francia, giungono in Italia intorno all'anno 1000.

Capostipite della dinastia degli Aleramici, conosciuti in seguito come I Marchesi del Monferrato, fu Aleramo, il quale il 23 Marzo 967 ricevette dall'Imperatore Ottone I sedici grandi aziende agrarie e le loro terre.
Un vastissimo territorio compresto tra il fiume Tanaro, l'Orba ed il mare si andava ad aggiungere ai suoi beni di Acqui, Asti, Bergamo, Cremona, Parma, Torino, Vercelli, Savona e del Monferrato.

Sarà Ranieri a fondare l'Abbazia di Lucedio ed il Monastero di Rocca delle Donne.
Governarono il Monferrato fino alla morte di Giovanni, ultimo marchese, deceduto nel 1305.

Alcuni aleramici sono sepolti in Lucedio. Degno di nota è l'aneddoto storico che vuole la vendita di Trino con i suoi abitanti da parte degli Aleramici ai Vercellesi per finanziare una spedizione in Terra Santa. Pare, tra l'altro, che fu venduta per 300.000 lire Pavesi...

In successione ai Marchesi di Monferrato vi furono i Paleologi, grazie alla discendenza della duchessa Jolanda (nonchè moglie dell'imperatore d'Oriente Andronico II Paleologo), ed al testamento dell'ultimo marchese, Giovanni.

 

[Aleramo] Marchese dal 967, morto prima del 991, figlio di Guglielmo.

[Oddone I] (Marchese dal 991)

[Guglielmo III] Marchese dal 991

[Enrico] Marchese dal 1031

[Oddone II] (1040-1085)

[Guglielmo IV]

[Ranieri] (1100-1135)

[Guglielmo V] Il vecchio (II crociata 1147-1152)

[Corrado] (1192 Re di Gerusalemme)

[Bonifacio I]  (1150-1207) (1202 IV crociata)

[Guglielmo] Lungaspada (1176)

[Baldovino V] (Re di Gerusalemme)

[Bonifacio II] (IV crociata - 1229)

[Guglielmo VII] il Grande, nato a Trino, morto nel 1290, signore di Pavia, Novara, Vercelli, Ivrea, Tortona, Alessandria ed Alba.

[Giovanni] ultimo marchese morto nel 1305

[Teodoro I] (1306-1338)

 

Dinastia dei Paleologi
(1261-1453)

 

[Michele VIII] (1261-82)

[Andronico II] (1282-1328; associato con Michele IX, 1295-1320)

[Andronico III] (1328-41)

[Giovanni V] (1341-91; contemporaneamente Giovanni VI Cantacuzeno, 1347-55, Matteo Cantacuzeno, 1354-57, Andronico IV Paleologo, 1376-79, e Giovanni VII Paleologo, 1390)

[Manuele II] (1391-1425; associato con Giovanni VII, 1399-1402)

[Giovanni VIII] (1421-48)

[Costantino XI] (1449-53)

 

I Paleologi

Di origine bizantina ed appartenenti alla grande nobiltà, i Paleologi si affermarono verso la fine del XI secolo appoggiando l'ascesa dell'imperatore Alessio I Comneno nel 1081.

Nel 1258 Micele VIII Paleologo usurpò il trono di Nicea al giovane Giovanni IV Lascaris e nel 1261 riconquistò Constantinopoli, mettendo fine all'Impero Latino.

L'età dei Paleologi in pratica coincise con il tramonto e la caduta dell'Impero bizantino, conquistato progressivamente dai Turchi Ottomani.

Costantino XI, l'ultimo imperatore, morì per le vie della Costantinopoli occupata da Maometto II nel maggio del 1453 combattendo fino all'ultimo respiro.

 

La grande dinastia dei Paleologi comprendeva diversi altri rami, tra cui quello che tenne Mistra (Morea) dal 1386 al 1460, o quello che a seguito del matrimonio di Violante (Irene), figlia di Guglielmo di Monferrato, con l'imperatore Andronico II, ottenne il marchesato di Monferrato dal 1306 al 1533, con Teodoro I.

 

Il primo Paleologo di Monferrato fu Teodoro I (1306-1338), mentre Giovanni I, l'ultimo degli Aleramici di Monferrato morì nel 1305 lasciando alla sorella Violante la sua eredità. Questa la destinò il marchesato così ereditato al figlio Teodoro.
Quest'ultimo giunse in Italia e combattè contro Manfredo IV degli Aleramici di Saluzzo per difendere i propri diritti. Vinse e ottenne anche il riconoscimento da parte dell'imperatore Enrico VII nel 1310.

I Paleologi furono sempre in lotta con altre dinastie potenti come i Savoia, gli Acaia, i Saluzzo ed i Visconti. Quando nel 1533 morì Giangiorgio senza alcun erede diretto, il suo feudo fu assegnato da Carlo V a Federico II Gonzaga, marchese di Mantova, marito della nipote del defunto.

Artisticamente gli anni di governo della dinastia dei Paleologi diede il nome ad un periodo dell'arte bizantina nel XIV secolo. Sia nel campo della pittura che del mosaico, caratteristica dell'arte paleologa fu la trasformazione degli schemi tradizionali, monumentali e grandiosi in forme movimentate ed illusionistiche, molto più espressive.
Gli esempi più interessanti di questa arte si trovano a Costantinopoli, gli affreschi e i mosaici della Kariye Cami, iniziati nel 1305 mostrano scene spaziose e spontanee.

Si diffuse inoltre la produzione di pregiate icone trasportabili, sia dipinte che a mosaico, la miniatura portò alla realizzazione di opere quali il Manuale Paleologo costudito a Parigi nella  Bibliothèque Nationale.

Anche l'architettura subì certe trasformazioni, gli elementi decorativi ed ornamentali acquisirono più importanza di quelli strutturali, come possiamo ammirare nella chiesa dei SS. Apostoli a Salonicco, dove le ricche decorazioni ci fanno pensare almeno un po’ all'arte islamica.

 

 

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