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Il Duomo, la Cattedrale di S. Evasio La chiesa di Sant'Evasio consacrata nel I 106
da Papa Pasquale II, fu eretta a sede vescovile nel 1474. La facciata, ad esclusione
della parte superiore del portale d'ingresso e degli archetti rampanti,
è una manomissione dell'architetto Edoardo
Arborio
Mella (Vercelli 1808-1884) che a metà
dell'Ottocento
riplasmò la cattedrale. Il recente restauro del nartece (2001) ha
messo in evidenza una straordinaria decorazione con bassorilievi,
paraste e capitelli romanici. All'interno si aprono cinque
navate con volte a costoloni sorrette da alti pilastri ornati da capitelli
rifatti a metà Ottocento. Sui muri perimetrali
della chiesa sono addossati gli altari che hanno subito numerose modifiche. Nel presbiterio a sinistra
è
collocato il Monumento funerario Tibaldeschi, opera di Matteo Sanmicheli. Di
Costantino Sereno (Casale
1829-Torino 1893) sono le figure
di Santi e Angeli nella calotta del coro, eseguit
La Chiesa S.Caterina, situata in piazza Castello
Il Teatro Municipale, situato in piazza Castello L'attuale teatro, formato da una platea a forma di ferro di cavallo con quattro ordini di palchi e loggione, sorge sull'area che già all'inizio del Seicento era occupata da una costruzione in cui venivano rappresentati spettacoli vari. La Società dei Nobili, costituitasi dopo la metà del Settecento, allo scopo di ottenere l'autorizzazione dal re di Sardegna per l'edificazione del nuovo teatro in muratura, diede inizio ai lavori nel 1785. Il progetto venne richiesto ad Agostino Vitoli (attivo dal 1781 al 1802) architetto di origine umbra, ma di formazione romana. Inaugurato nel 1791, già negli anni trenta dell'Ottocento furono apportate alcune modifiche. Angelo Moja (Milano 1806-1880) dipinse il plafone della platea, realizzato in cannicciate e stucco, con la raffigurazione delle Muse. Le cariatidi in stucco, che sorreggono i tendaggi del palco reale, furono modellate da Abbondio Sangiorgio (Milano 1798-1879) su disegno dì Pelagio Pelagi (Bologna 1775-Torino 1860; le decorazioni dei palchi vennero realizzate anch'esse in stucco ad opera di Leone Buzzi (attivo a Casale nel 1839). La Società dei Nobili cedeva il teatro al Comune nel 1861. Dal secondo dopoguerra fu chiuso al pubblico e venne riaperto nel 1990 dopo i necessari restauri.
La torre civica, via Saffi
La Chiesa di S. Domenico, piazza San Domenico
La costruzione della chiesa dei padri domenicani è legata alla scelta, operata da Guglielmo Vili, di eleggere Casale a sede della corte monferrina. L'edificazione, iniziata nel 1474 in forme gotiche, venne proseguita all'inizio del Cinquecento con l'apposizione sulla facciata di un portale rinascimentale ad opera di maestranze lombarde. L'interno è scandito in tre navate da pilastri che reggono volte a crociera. Di particolare interesse: le acquasantiere di inizio Cinquecento e, dello stesso periodo, l'affresco staccato Madonna con Bambino tra i santi Domenico e Giovanni Battista della bottega di Giovanni Martino Spanzotti; nel transetto il dipinto di Guglielmo Crosio (Trino 1585-1626) La battaglia di Lepanto datato 1626; nella Cappella la Raffigurazione dei misteri del Rosario di Giorgio Alberini; sulla cimasa dell'altare tela raffigurante Dio padre di Niccolo Musso (Casale Monferrato 1585-dopo il 1622). Del Musso è anche il dipinto La Madonna del Rosario datato 1618. Due grandi tele di Pier Francesco Guala // miracolo del libro e La resurrezione di Felice Orsini occupano il presbiterio, modificato a metà Settecento dall'architetto Francesco Ottavio Magnocavalli (Casale Monferrato 1707-Mon-calvo 1789). Del 1724 è il dipinto di Guala La battaglia degli albigesi collocato nel transetto a destra. Nel penultimo altare tavola fiamminga Madonna delle Grazie, degli inizi del Cinquecento e, a lato dell'ingresso, Monumento funebre di Benvenuto Sangiorgio attribuito a Matteo Sanmicheli.
La Chiesa di S. Michele, via della Rovere
Alla confraternita di San Michele, o dei Nobili, fu concesso all'inizio del XVI secolo, un appczzamento del cimitero della Cattedrale. L'aula, a pianta ottagonale, è sormontata da una cupola affrescata dal pittore pavese Giovanni Antonio Cassano, che iniziò i lavori nel 1597. Sono raffigurate le Storie dei tre arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele. Ogni storia è separata da una decorazione a mascheroni e grottesche. Del 1601 sono i lavori di stucco. I dipinti che ornano attualmente la chiesa Annunciazione, Annuncio ai Pastori, Natività, San Michele Arcangelo, Assunta con San Francesco e Monaco Certosino, Riposo in Egitto sono stati attribuiti dallo studioso Giovanni Romano a Guglielmo Caccia detto II Moncalvo datandoli prima del 1614. Del dipinto San Michele Arcangelo si conserva alla Biblioteca Reale di Torino il disegno preparatorio. La sesta tela // sogno di San Giuseppe, datata 1627, è opera di Guglielmo Crosio. Credtits: le notizie sono tratte da pieghevoli distribuiti dal Comune in occasione delle visite guidate |
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Francesco Ottavio Magnocavalli (1707-1788) Parlare del Settecento in Monferrato significa dire anche di Francesco Ottavio Magnocavalli. Nato da famiglia aristocratica, orgoglioso della sua condizione di patriziocasalese ma allo stesso tempo fortemente attratto dagli indirizzi illuministici - compare tra i primi sottoscrittori dell'Encydopédie -fu animato per tutta la vita da una vivacecuriosità intellettuale cui seppe unire un rigoroso impegno. Noto alla società colta del tempo per l'attività di letterato - le sue tragedie, il Corrado e la Rossana, ottennero prestigiosi riconoscimenti accademici e vennero a lungo rappresentate e ristampate - fu più tardi rivalutato soprattutto come architetto, introduttore del neopalladianesimo negli Stati sabaudi; le sue realizzazioni in campo architettonico, inserite nel ridente paesaggio monferrino fra pianura e collina, costituiscono oggi un suggestivo invito a percorrere queste nostre antiche terre. L'interesse per la meteorologia, l'agronomia, la metallurgia..., le cure per l'amministrazione pubblica, le letture di stupefacente ampiezza arricchiscono e completano il suo ritratto di uomo perfettamente calato nello spirito di quella cultura settecentesca in cui si contemperavano il pragmatismo e l'apertura nei confronti dei più svariati rami del sapere.
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