Ritratto di Anna d'Alençon fatto da Macrino d'Alba. La tavoletta oggi è conservata, assieme a quella col ritratto del marito Guglielmo IX, nel Tesoro del santuario dell'Assunta  a Crea. Particolarmente notevole il volto di Anna d’Alençon, che denota uno studio approfondito della ritrattistica milanese di Leonardo.

Palazzo di Anna D'Alençon

L'edificio, risale alla seconda metà del '400, l'ingresso presenta un androne  a volta a botte sulla quale si scopre, sotto le ridipinture successive, lo stemma dei Fassati con il "capo" dall'aquila imperiale e la banda accostata da due lame a falce

Un largo porticato a "L" da sul  verde del giardino. Le grosse colonne sono in laterizio con capitelli cubici sgusciati e archi a sesto lievemente acuto

Il soffitto del porticato è a travi e cassettoni, che erano ricoperti da formelle e tavolette dipinte. Un'alta fascia di decorazioni corre lungo le due pareti.

Sul muro dove si apre la scala che sale al piano superiore e alle cantine sotterranee c'è lo stemma della Marchesa Anna. Esso ha sulla sinistra per chi guarda, l'elaborata arma dei Paleologi e nell'altra metà i tre gigli di Francia in campo azzurrro e l'orlo con bordatura rossa caricata di otto "bisantini" ( monete che simboleggiavano la ricchezza).

Al piano superiore vi è un elegante loggiato con le ampie finestre ad arco a tutto sesto. Varie volte sono decorate con stucchi settecenteschi; ma interessanta è l'ampio salone con una volta a cassettoni. I travi sono decorati con numerose tavolette dipinte con ritratti di principi, cortigiani e stemmi vari.

Il lato est del cortile è limitato da archi che sostengono una  loggetta di legno, oltre il quale vi è un piccolo cortile con un pozzo.

Anna d'Alençon (1490-1562)

 

La marchesa Anna d'Alençon fu senza dubbio il più importante personaggio casalese della prima metà del Cinquecento. A lei i monferrini hanno attribuito la colpa di aver introdotto in Monferrato la stirpe dei Gonzaga, ma riconoscono però i meriti della sua dedizione allo Stato, la sua generosità, la sua bontà e pietà. Nata nel 1490, figlia di Margherita di Lorena, sorella di Francesco di Valois, - che diventerà re di Francia - aveva aderito alla richiesta dell'allora re Luigi XII, che con un legame matrimoniale riteneva di poter consolidare la sua posizione in Italia, ed aveva accettato, nel 1501, di sposare il giovane marchese Guglielmo IX Paleologo. Data la giovane età degli sposi il vero matrimonio fu contratto solo nell'agosto 1508. La scorta dei cavalieri monferrini aveva atteso il corteo nuziale a Lione e li aveva accompagnati a Casale per Briançon, Saluzzo, S. Damiano, Asti, Moncalvo.

L'8 ottobre il corteo si fermava alla villa patrizia dei Pavese, appaltatori dei servizi del porto fluviale sul Po, non solo per attendere che la nobiltà e la cittadinanza casalesi preparassero una gaudiosa accoglienza, ma anche perché la giovane sposa era stanca e sofferente per il lungo viaggio.

La graziosa principessa si fece subito amare per le sue belle doti, e vennero subito gli eredi: Maria nel 1509, Margherita nel 1510, Bonifacio nel 1512.

Poi vennero tempi difficili in cui il marchese Guglielmo era spesso in guerra; tuttavia appena c'era un po' di tranquillità a corte si faceva festa, si recitavano commedie e madrigali, si faceva musica, si ricevevano ospiti.

A Casale fu ospite nel 1517 Isabella d'Este, marchesa di Mantova, la dama più brillante del Rinascimento; a lei la marchesa Anna chiedeva consigli per tenersi il guardaroba alla moda italiana, dato che il marchese aveva piacere che non portasse abiti di foggia francese. Le due marchesane non ebbero quindi difficoltà a definire un contratto matrimoniale tra i loro figli Maria e Federico.

Alla fine del 1517 il marchese Guglielmo, appena tornato da Mantova per via fluviale

si sentiva male e dopo alterni miglioramenti e peggioramenti moriva nell'ottobre 1518 a soli 31 anni d'età. La marchesa Anna per volontà testamentaria era nominata reggente, e come tale dovette affrontare tempi difficili: la peste aveva infierito in Monferrato nel 1522, la guerra tra francesi e spagnoli aveva apportato crisi e miseria. Nel 1526 per evitare saccheggi da parte dei lanzichenecchi svizzeri del marchese di Loudron la marchesa dovette pagare del suo 8.600 «scudi d'o-

ro del sole». Poi vi era stata una nuova grave infezione di peste, nel corso della quale Anna d'Alen-con profuse molti aiuti. Intanto allevava i figli ed attendeva di sposare Maria a Federico Gonzaga.

Ma ecco che questi, che negli ultimi anni si era invaghito della cantante Isabella Boschetti, annullava il contratto matrimoniale con Maria la quale si ritirava nel convento delle domenicane di S. Caterina per morirvi qualche anno dopo di dolore per l'affronto. Bonifacio, elegante giovane, che aveva anche partecipato nel 1530 all'incoronazione di Carlo V a Bologna, moriva nel giugno di quello stesso anno a seguito di una caduta da cavallo sulla strada di Rolasco. Il marchesato passava per poco al cognato di Anna d'Alençon, Gian Giorgio, già votato alla vita religiosa che, ritornato in fretta allo stato laicale sposava per procura Giulia d'Aragona e moriva pochi giorni dopo aver ricevuto la sposa. Nel frattempo Federico Gonzaga, capito l'errore commesso nel ripudiare Maria Paleologa, riusciva a sposare la sorella Margherita.

I Gonzaga entravano così, anche se non pacificamente, in possesso del

Monferrato, di cui restava reggente la marchesa Anna, in nome dei nuovi signori e poi anche in nome della figlia (dopo la morte di Federico avvenuta nel 1540) divenuta a sua volta reggente del Ducato di Mantova a nome dei figli minorenni Francesco e Guglielmo.

La marchesa si era ritirata nel suo accogliente palazzo che ci è ancora conservato, frequentando assiduamente il convento di S. Caterina presso il quale andò ad abitare negli ultimi anni della sua vita. Ebbe quindi modo di pensare spesso alla sua vita così piena di dolori e di infelicità, ed ebbe anche modo di rendersi conto della cupidigia dei Gonzaga, che avevano ripulita delle cose preziose anche la tomba dei Paleologi nella chiesa di S. Francesco, se ritenne di far sotterrare un forziere contenente gli ultimi suoi tesori (ora conservati nel tesoro del Duomo), che venne ritrovato due secoli dopo.

Morì il 9 ottobre 1562, e fu sepolta, per sua volontà, nello stesso convento che occupava per lo più gli attuali palazzi Trevigi e Vitta, ma mancando una lapide sulla sua tomba non se ne conosce il luogo della sepoltura.

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