La marchesa Anna d'Alençon fu senza dubbio il più
importante personaggio casalese della prima metà del Cinquecento. A lei
i monferrini hanno attribuito la colpa di aver introdotto in Monferrato
la stirpe dei Gonzaga, ma riconoscono però i meriti della sua dedizione
allo Stato, la sua generosità, la sua bontà e pietà. Nata nel 1490,
figlia di Margherita di Lorena, sorella di Francesco di Valois, - che
diventerà re di Francia - aveva aderito alla richiesta dell'allora re
Luigi XII, che con un legame matrimoniale riteneva di poter consolidare
la sua posizione in Italia, ed aveva accettato, nel 1501, di sposare il
giovane marchese Guglielmo IX Paleologo. Data la giovane età degli sposi
il vero matrimonio fu contratto solo nell'agosto 1508. La scorta dei
cavalieri monferrini aveva atteso il corteo nuziale a Lione e li aveva
accompagnati a Casale per Briançon, Saluzzo, S. Damiano, Asti, Moncalvo.
L'8 ottobre il corteo si fermava alla villa patrizia
dei Pavese, appaltatori dei servizi del porto fluviale sul Po, non solo
per attendere che la nobiltà e la cittadinanza casalesi preparassero una
gaudiosa accoglienza, ma anche perché la giovane sposa era stanca e
sofferente per il lungo viaggio.
La graziosa principessa si fece subito amare per le
sue belle doti, e vennero subito gli eredi: Maria nel 1509,
Margherita nel 1510, Bonifacio nel 1512.
Poi vennero tempi difficili in cui il marchese
Guglielmo era spesso in guerra; tuttavia appena c'era un po' di
tranquillità a corte si faceva festa, si recitavano commedie e
madrigali, si faceva musica, si ricevevano ospiti.
A Casale fu ospite nel 1517 Isabella d'Este, marchesa
di Mantova, la dama più brillante del Rinascimento; a lei la marchesa
Anna chiedeva consigli per tenersi il guardaroba alla moda italiana,
dato che il marchese aveva piacere che non portasse abiti di foggia
francese. Le due marchesane non ebbero quindi difficoltà a definire un
contratto matrimoniale tra i loro figli Maria e Federico.
Alla fine del 1517 il marchese Guglielmo, appena
tornato da Mantova per via fluviale
si sentiva male e dopo alterni miglioramenti e
peggioramenti moriva nell'ottobre 1518 a soli 31 anni d'età. La marchesa
Anna per volontà testamentaria era nominata reggente, e come tale
dovette affrontare tempi difficili: la peste aveva infierito in
Monferrato nel 1522, la guerra tra francesi e spagnoli aveva apportato
crisi e miseria. Nel 1526 per evitare saccheggi da parte dei
lanzichenecchi svizzeri del marchese di Loudron la marchesa dovette
pagare del suo 8.600 «scudi d'o-
ro del sole». Poi vi era stata una nuova grave
infezione di peste, nel corso della quale Anna d'Alen-con profuse molti
aiuti. Intanto allevava i figli ed attendeva di sposare Maria a Federico
Gonzaga.
Ma ecco che questi, che negli ultimi anni si era
invaghito della cantante Isabella Boschetti, annullava il contratto
matrimoniale con Maria la quale si ritirava nel convento delle
domenicane di S. Caterina per morirvi qualche anno dopo di dolore per
l'affronto. Bonifacio, elegante giovane, che aveva anche partecipato nel
1530 all'incoronazione di Carlo V a Bologna, moriva nel giugno di quello
stesso anno a seguito di una caduta da cavallo sulla strada di Rolasco.
Il marchesato passava per poco al cognato di Anna d'Alençon, Gian
Giorgio, già votato alla vita religiosa che, ritornato in fretta allo
stato laicale sposava per procura Giulia d'Aragona e moriva pochi giorni
dopo aver ricevuto la sposa. Nel frattempo Federico Gonzaga, capito
l'errore commesso nel ripudiare Maria Paleologa, riusciva a sposare la
sorella Margherita.
I Gonzaga entravano così, anche se non pacificamente,
in possesso del
Monferrato, di cui restava reggente la marchesa Anna,
in nome dei nuovi signori e poi anche in nome della figlia (dopo la
morte di Federico avvenuta nel 1540) divenuta a sua volta reggente del
Ducato di Mantova a nome dei figli minorenni Francesco e Guglielmo.
La marchesa si era ritirata nel suo accogliente
palazzo che ci è ancora conservato, frequentando assiduamente il
convento di S. Caterina presso il quale andò ad abitare negli ultimi
anni della sua vita. Ebbe quindi modo di pensare spesso alla sua vita
così piena di dolori e di infelicità, ed ebbe anche modo di rendersi
conto della cupidigia dei Gonzaga, che avevano ripulita delle cose
preziose anche la tomba dei Paleologi nella chiesa di S. Francesco, se
ritenne di far sotterrare un forziere contenente gli ultimi suoi tesori
(ora conservati nel tesoro del Duomo), che venne ritrovato due secoli
dopo.
Morì il 9 ottobre 1562, e fu sepolta, per sua
volontà, nello stesso convento che occupava per lo più gli attuali
palazzi Trevigi e Vitta, ma mancando una lapide sulla sua tomba non se
ne conosce il luogo della sepoltura.
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