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Origine dell'Universo
I misteri delle origini e la gelida fine del cielo
I segreti del cosmo
The last three minutes:
una possibile collisione, l’Universo morente,
Universo in espansione, i primi tre
minuti
L'origine
dell'Universo
In certe notti il
cielo appare così vicino che si può quasi toccarlo, una quieta volta di luce e
di tenebra sorretta dalle cime delle montagne, così dicevano gli antichi Egizi.
La scienza moderna ha distrutto questa antica idea di tranquillità,
sostituendola con un cosmo violento e mutevole. Dall’osservatorio Keck sul Mauna
Kea, uno dei punti di osservazione più importanti del mondo, dal telescopio
spaziale Hubble, e da altri Osservatori, come quello di Apache Point, arrivano
dati che stanno per svelare i segreti dell’Universo.
I misteri delle origini e la gelida fine del cielo.
Scrutando
la nostra galassia con lo Hubble e con il Very Large Telescope europeo in Cile,
si è trovato che una parte della materia oscura diffusa in gran quantità nell’Universo,
potrebbe essere costituita da oggetti senza luce, stelle morte, o buchi neri di
taglie diverse. Li hanno chiamati Macho (Massive Compact Halo Object) e si
scoprono per l’effetto di lente gravitazionale, che essi stessi creano, dal
quale scaturisce un brillìo improvviso quando transitano davanti ad un altro
astro perché ne concentrano la luce. Questi oggetti costiutiscono non più del
10% della massa che si presume essere nel cosmo. Del restante 90% non si sa
nulla, né dove sia, né cosa sia, la sua vera natura anzi ci sfugge e
potrebbero esserci particelle sconosciute.
Le
recenti osservazioni aprono nuove prospettive inedite.
Accanto a
una materia oscura si è provata l’esistenza di un’energia oscura. Oggi l’Universo
ci pare formato per il 65% da questa energia misteriosa e per l’altro 35% da
materia ignota, per la maggior parte, e cioè il 90%. Dell’energia si è
scoperto che da essa dipende un’accelerazione della materia, un’espansione
accelerata dell’Universo, per cui si devono anche rivedere alcuni punti della
teoria del Big Bang.
Einstein
aveva già previsto l’effetto dell’accelerazione, ma ora se ne sono scoperti
gli effetti.
up
Con
Hubble abbiamo visto gli embrioni delle isole stellari appartenenti ad un
giovanissimo cosmo di appena un miliardo e mezzo di anni, ma per sapere cosa è
successo prima si dovrà attendere: tra qualche anno il satellite Plank dell’
agenzia spaziale europea ci mostrerà le primissime fasi della formazione dell’Universo,
quando la materia si separava dall’energia.
Un enigma
è dato anche dai buchi neri: ogni galassia conosciuta, (circa cento miliardi)
presenta incastonato nel suo cuore uno di questi mostri di materia supercondensata che non lascia uscire neppure un raggio di luce. E la taglia
della galassia è collegata a quella del buco nero. Non sappiamo come avvenga la
semina dei buchi neri e neppure come nascano le stelle e i pianeti. Essendo
così incerte le origini non abbiamo spiegazioni nemmeno per la fine, facilmente
entrano in gioco gli effetti dell’accelerazione appena scoperta. Probabile
destino sembra essere un mondo gelato. L’Universo accelera la sua espansione,
le galassie si allontanano sempre più le una dalle altre e non ci potranno più
essere quegli scontri reciproci dai quali si sprigiona energia e nascono nuovi
astri. Le stelle, consumando il loro combustibile, diventano oggetti freddi e
oscuri. Tutto tenderà verso lo zero assoluto. Ma a questo punto ha senso una
domanda: in quella gelida prospettiva lo spazio e il tempo si fermeranno o
continueranno ad esistere?
Attingendo
alla teoria degli Universi paralleli, accettando come possibili tutte le
condizioni, esistono diversi Universi o meglio Multiversi con realtà differenti
e il nostro è uno di essi. Ma se invece escludiamo questa teoria allora non
esistono realtà diverse dalla nostra e noi siamo unici. Potremmo anche ammettere
invece che l’Universo esiste solo perché lo possiamo osservare, o magari se
esiste invece per un’esigenza fisica o filosofica, ma oggi l’unica certezza è
che la sua natura ci è ignota.
da
art. di Duccio
Macchetto dello Space telescope Science Institute a Baltimora (Usa)
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Ai
confini della realtà, svelati i segreti del cosmo
Il
grande specchio di Hubble, il telescopio spaziale, ci ha consentito di svelare i
segreti del cosmo.
Tre sono
i grandi risultati, base della rivoluzione avvenuta: L’Universo accelera, le
galassie perciò continueranno a fuggire allontanandosi sempre più le une dalle
altre, quindi non accadrà che ad un certo punto la corsa delle stelle si fermi e
tutto torni al momento del Big Bang. Inoltre dalla misura della velocità di fuga
degli astri, si è riuscita a stabilire che l’età dell’Universo è di 15 miliardi
di anni.
L’obiettivo di Hubble ha ritratto il campo profondo,
e ci ha dato un’immagine
dell’Universo molto giovane, quando appena aveva un miliardo e mezzo di
anni. Si sono viste le prime isole stellari in formazione, e si è scoperto
che la loro creazione-formazione è continuata fino a 10 miliardi di anni
fa. Hubble, vedendo molto distante, ci porta anche indietro nel tempo, come
una vera macchina del tempo, mostrandoci appunto il mondo com’era 13
miliardi di anni fa, infatti la sua immagine, viaggiando alla velocità
della luce ha impiegato 13 miliardi di anni per arrivare sulla Terra. Ciò
che vediamo oggi non esiste più, con il passare del tempo si è sicuramente
modificato, ma non possiamo ancora sapere come. Riguardo i buchi neri, i mostri cosmici che si pensavano rari, sono invece
probabilmente presenti in ogni galassia, nascosti nel cuore. Dei buchi neri
però si possono raccogliere solo tracce indirette, perché la forza di
gravità è così immensa che riesce a trattenere perfino la luce, impedendo
quindi di vederli.
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THE LAST
THREE MINUTES
By Paul Davies
Congetture sul destino
dell’Universo
1.
Il giorno del giudizio
All’inizio la descrizione della scena apocalittica: un’immensa massa di roccia
e ghiaccio sta per abbattersi sulla terra, con una velocità 70 volte quella del
suono. L’umanità può soltanto guardare ed aspettare l’inevitabile. Lo scenario
descritto si basa sulla previsione che una cometa, la Swift-Tuttle, colpisca la
Terra il 21 agosto 2126. Anche se calcoli successivi hanno smentito questa
possibilità (forse ce la caveremo…per un pelo), l’eventualità di una possibile
collisione con un oggetto celeste esiste.
La Terra ospita la vita da
circa tre miliardi e mezzo di anni. Il segreto del nostro successo sul pianeta
Terra è lo spazio. Il sistema solare è una piccola isola di attività in un
oceano di spazio vuoto, la stella a noi più vicina, dopo il Sole, dista dalla
Terra più di 4 anni luce. Il Sole è una stella nana situata in una zona della
nostra galassia, la Via Lattea. Questa galassia contiene circa 100 miliardi di
stelle, di massa molto varia, oltre a moltissime nubi di gas e di polvere, nubi
di comete, asteroidi, pianeti e buchi neri, che lentamente orbitano attorno al
suo centro. La nostra galassia ha la forma di un disco, con una protuberanza
centrale e alcuni bracci spiraliformi formati dalle stelle e dai gas che le
circondano. Il Sole è situato su uno dei bracci a spirale, e dista 30 000
anni-luce dal centro. A circa 2 milioni di anni luce si trova Andromeda, una
galassia simile alla nostra. L’Universo osservabile è popolato da molti miliardi
di galassie, alcune a spirale, altre ellittiche, atre di forma irregolare; le
distanze sono enormi gli astronomi hanno osservato galassie in collisione tra
loro, ma dal loro scontro, non derivano necessariamente distruzioni: esse sono
così disseminate nello spazio, che possono compenetrarsi e fondere senza che ci
siano collisioni tra stelle. La terra potrebbe essere invece minacciata da un
asteroide. Questi corpi, in gran parte concentrati in una zona tra Marte e
Giove, possono essere deviati verso il Sole dalla forza attrattiva di Giove.
Oppure una minaccia per la Terra potrebbe essere una cometa, o altri oggetti,
come le gigantesche nubi di gas, o ancora, pianeti vaganti, stelle di neutroni,
nane scure o magari buchi neri che potrebbero piombarci addosso all’improvviso.
L’Universo sta morendo.
Questa tetra previsione, cui pervenne nel 1856 il fisico Helmholz, non è altro
che la conseguenza del secondo principio della termodinamica, che
asserisce che il calore passa spontaneamente dal caldo al freddo. E’ un processo
unidirezionale, asimmetrico rispetto al tempo, che, movendo dal passato, si
dirige verso il futuro. Si riconobbe poi una grandezza, l’entropia, che
caratterizza l’irreversibilità dei cambiamenti termodinamici, e che si può
definire come il rapporto tre l’energia termica e la temperatura. L’entropia
di un sistema non diminuisce mai. Considerando l’Universo un sistema chiuso, non
essendoci nulla al di fuori di esso, per il secondo principio della
termodinamica, si potrà prevedere che l’entropia totale dell’Universo non
diminuisce mai, ma aumenta inesorabilmente. Anche il Sole, che irraggia
continuamente calore, finirà il suo combustibile e si raffredderà fino ad
adeguare la sua temperatura con quella dello spazio circostante. L’intero
Universo tenderà verso un equilibrio termodinamico finale, di entropia massima,
verso la “morte termica”. Questa deprimente scoperta influì sul pensiero di
filosofi, come Bertrand Russel, e di scienziati, che sostennero che
l’Universo è senza scopo, e così l’esistenza umana è vana e senza senso.
Gli astronomi dell’Ottocento
erano sconcertati da un paradosso cosmologico detto “paradosso di Olbers”,
dall’astronomo tedesco che lo formulò. Perché di notte il cielo è scuro? La
risposta sarà che essendo le stelle lontanissime, la loro luce appare fioca. Ma
se lo spazio si suppone illimitato, le stelle sarebbero in numero infinito, e la
loro luce, pur fioca, sommandosi dovrebbe produrre una grande luminosità. In
effetti la luminosità di una stella diminuisce in modo inversamente
proporzionale al quadrato della distanza: a distanza doppia la luminosità ne
pari ad un quarto a distanza tripla ad un nono ecc… Ma anche il numero delle
stelle, supponendole uniformemente distribuite, aumenta secondo il quadrato
della distanza, per cui i due effetti si compensano, col risultato che la luce
complessiva proveniente da tutte le stelle situate ad una certa distanza è
costante, non dipende cioè dalla distanza stessa! Sommando la luce proveniente
da tutte le stelle situate a tutte le distanze, se l’Universo è illimitato, la
quantità di luce che ci arriverebbe dovrebbe essere immensa, e anziché scuro, il
cielo notturno dovrebbe essere luminosissimo! Anche tenendo conto delle
dimensioni delle stelle, il flusso luminoso che arriverebbe alla Terra sarebbe
grandissimo, e il calore sviluppato, che potrebbe arrivare a migliaia di gradi,
dovrebbe far brillare il cielo notturno di luce intensissima.
Olbers tentò di risolvere il
paradosso pensando che le grandi quantità di polveri esistenti nell’Universo
assorbano gran parte della luce stellare, ma non tenne conto che anche la
polvere alla fine si scalderebbe e risplenderebbe con la stessa intensità della
radiazione da essa assorbita.
Abbandonando l’ipotesi che
l’Universo sia infinito, e supponendo che esso sia un grandissimo, ma finito,
agglomerato di stelle, ci sarebbe il difetto gravissimo, già noto a Newton, che
le stelle cadrebbero l’una addosso all’altra per gravità; ossia un Universo
finito e statico è instabile e soggetto a collasso gravitazionale.
Gli astronomi pensavano che
l’Universo fosse immutabile e che le stelle fossero statiche e bruciassero per
l’eternità con intensità costante, da questo assunto derivarono i due paradossi.
L’Universo, invece non è statico, ma in espansione,
e le stelle non stanno bruciando dall’eternità. L’Universo può essere infinito
nello spazio, ma non nel tempo, ossia esso ha un’età finita. Noi non possiamo
vedere più in là di una certa distanza finita, quindi la somma della luce di
stelle in numero infinito, ma di età finita, sarà finita, e forse
insignificante.
Partendo dal secondo
principio della termodinamica si arriva alla stessa conclusione: il tempo, che
le stelle impiegano per riempire lo spazio con la loro radiazione termica e
raggiungere una temperatura uniforme, è immenso poiché nel cosmo c’è moltissimo
vuoto. Il tempo trascorso dall’inizio dell’Universo non basta per raggiungere
l’equilibrio termodinamico. L’Universo ha un tempo di vita limitato, esso ha
avuto un inizio, attualmente è ricco di attività, ma degenera inevitabilmente
verso la sua futura morte termica.
3. I primi
tre minuti
La chiave del futuro
si trova nel passato.
Un Universo che si sta
scaricando a velocità finita deve necessariamente aver avuto un inizio.
Secondo gli scienziati il
cosmo ha avuto origine tra i 10 e i 20 miliardi di anni fa, con una grande
esplosione: il Big Bang
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