Le meridiane

Meridiana fatta recentemente dal maestro Mario Tebenghi, pittore di meridiane e da Giorgio Mesturini progettista di meridiane. 

 

 


L'ombra del tempo
Raccolta di motti italiani e latini per orologi solari
Sociologia del tempo 
I calendari

L'ombra del tempo

Cos'è il tempo? Perché scorre? Astronomi, maghi, marinai, contadini e filosofi, tutti ci siamo posti queste inquietanti domande. Il tempo è un'entità difficile da descrivere che ha affascinato poeti ed artisti. Proprio questi ultimi sono riusciti a volte a rendere efficacemente questo quotidiano mistero!

Un'ora si può misurare, in modo sufficientemente preciso, controllando le lancette dell'orologio. Ma la durata del tempo non sempre è così oggettiva. Ci sono ore che passano troppo in fretta e ore che non finiscono mai. Vi è anche un tempo soggettivo e psicologico oltre che quello oggettivo e misurabile.

Non esiste il tempo in assoluto: nell'universo suona un'orchestra con ritmi diversi. Vi è il ciclo delle stagioni, il tempo di una vita e quello lunghissimo della storia.

Tra tante definizioni ricordo quella di Bacone:
 "Il tempo è il più grande innovatore."

L'uomo primitivo ha cominciato ad osservare che le ombre delle cose, delle piante, delle montagne, variavano in lunghezza e direzione con lo spostarsi del sole durante il suo percorso dall'alba al tramonto.

Un bastone piantato nel terreno è stato il primo componente rudimentale di un orologio solare, successivamente qualche segno tracciato sulla sabbia servì come indicazione di particolari momenti della giornata. Questo primitivo strumento di misura venne continuamente migliorato e perfezionato, incontrando poi una grande diffusione presso le antiche civiltà.

L'uomo ha percepito prima l'alternarsi del giorno e della notte e poi quello delle stagioni. Cercando di determinare in modo sempre più preciso la durata dell'anno ha studiato, fin dai Caldei e dai Babilonesi, l'apparente moto del sole e della volta celeste. L'astronomia fu legata per secoli all'astrologia, e l'arte di prevedere gli avvenimenti in base allo studio degli astri fu retaggio di regnanti e sacerdoti. 

Dal XVI secolo l'uomo cercò di sottomettere il tempo alla scienza.

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Sociologia del tempo

Identità fisica e seduzione metafisica, mitologia e cosmologia, il mai sopito fascino delle stagioni e i soprassalti del sentimento poetico a pari merito sotto lo steso tetto? 

Il tempo del gioco e il tempo lavorativo misurabili con lo stesso metro? Galilei, Cartesio, Kant e Newton, Einstein, si sono cimentati in argomentazioni filosofiche, ma il sociologo tedesco Elias, dirige la sua ricerca sul rapporto istituzionale del tempo nelle varie epoche. 

Tempo, frutto dell’uomo, sua creazione ed utilizzazione, anche se talvolta l’uomo ne serba così debole consapevolezza da indursi pigramente a deificarlo, a confonderlo con un immaginario apriori, a giudicarlo cortina fumogena dietro cui si cela l’immobile e l’eterno. Elias descrive il processo di autoregolazione o autocostrizione che accompagna le diverse civiltà (dagli arcaici riscontri della volta celeste ai calendari e ai fusi orari), e l’importanza che assume nella crescita dell’individuo. 

Chi non si adegua all’orologio non sarà mai adulto? Parallelamente all’autocostrizione dell’individuo procede la determinazione di un "reticolo temporale uniformemente continuo" sia nelle comunità primitive sia nelle strutture urbane moderne. Da ciò ne consegue il potere, forse invisibile, ma pressoché assoluto di chi misura e amministra il tempo, non inferiore a quello di chi amministra la giustizia o esige una tassa. Ieri, i sacerdoti che, seguendo i cicli di rotazione della Luna attorno alla Terra, decidevano l’inizio delle attività agricole, allungando o accorciando l’anno astronomico secondo gli interessi del gruppo dominante; oggi, l’ora legale, i tempi di produzione. 

L’eterocostrizione rischia di prevalere sull’autoregolazione del singolo creando smarrimento, inoltre la massiccia pressione dell’istituzione temporale sui ritmi quotidiani giocati in termini cronometrici sempre più esigui, potrebbe danneggiare la sfera psicofisica dell’individuo.

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MOTTI LATINI ED ITALIANI PER OROLOGI SOLARI      


AFFLICTIS LENTÆ
[Le ore passano] lente per chi soffre

AFFLICTIS LONGÆ, CELERES GAUDENTIBUS HORÆ
Lunghe [sono] le ore per chi soffre, veloci per chi gode

A SOLIS ORTU USQUE AD OCCASUM
Dal sorgere del sole fino al tramonto [indico l'ora]

BREVIS HORA EST
Breve è il tempo (Ovidio)

CARPE DIEM
Profitta dell'oggi (Orazio, Odi I 11)

CUM UMBRA NIHIL ET SINE UMBRA NIHIL
Nulla con l'ombra e nulla senz'ombra

DA MIHI SOLEM, DABO TIBI HORAM
Dammi il sole, ti darò l'ora

DIES MEI SICUT UMBRA DECLINAVERUNT
I miei giorni sono passati com'ombra (Bibbia)

DISCIPULUS EST PRIORIS POSTERIOR DIES
Il giorno che segue impara dal precedente (Publilio Siro)

DUM FUGIT UMBRA, SIMUL FUGIT IRREPARABILE TEMPUS
Mentre l'ombra fugge, irreparabilmente fugge il tempo

DUM LOQUOR, HORA FUGIT
Mentre parlo, l'ora fugge (Ovidio)

EMICANT PRIMÆ SIDERA GENTIS
Risplendono le stelle della prima gente

EX IIS UNA CAVE
Tra quelle [ore] temine una

EX ORIENTE LUX
La luce [viene] da levante

FUGIT HORA, ORA
L'ora fugge, prega

FUGIT INTEREA, FUGIT IRREPARABILE TEMPUS
Fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo (Virgilio)

HÆC FORTASSE TUA
Questa [che segno] forse è la tua [ultima ora]

HORAS DOCEO
Indico le ore

HORAS NON NUMERO NISI SERENAS
Non indico che le ore serene

HORAS TIBI SERENAS
[Auguro] a te ore serene

IN HORAS
D'ora in ora (Orazio Flacco)

LABITUR OCCULTE FALLITQUE VOLUBILIS ÆTAS
Scorre nascostamente e sparisce il fuggevole tempo (Ovidio)

LENTE HORA, CELERITER ANNI
[Passa] lentamente un'ora, velocemente gli anni

MEAM VIDE UMBRAM, TUAM VIDEBIS VITAM
Guarda la mia ombra, vedrai la tua vita

MIHI FORSAN, TIBI QUOD NEGARIT, PORRIGET HORA
Il tempo forse concederà a me, ciò che ha negato a te (Orazio)

NEC QUÆ PRÆTERIT HORA REDIRE POTEST
E l'ora passata non torna più

NEMO MORTALIUM OMNIBUS HORIS SAPIT
Nessun uomo è saggio a tutte le ore

NON NUMERO HORAS NISI SERENAS
Non indico che le ore serene

NULLA DIES SINE LINEA
Nessun giorno senza una linea

NULLA FLUAT CUIUS NON MEMINISSE VELIS
Che nessuna [ora] scorra che tu non voglia ricordare

NULLA FLUAT CUIUS MEMINISSE NON IUVET
Che nessuna [ora] scorra di cui non giovi il ricordo

NUNC TUNC
Ora [e] allora

OMNIA ALIENA SUNT TEMPUS TANTUM NOSTRUM EST
Nessuna cosa ci appartiene, soltanto il tempo è nostro (Seneca)

OMNIA FERT ÆTAS
Il tempo porta via tutto (Virgilio)

OMNIA TEMPUS HABENT
Ogni cosa ha il suo tempo (Ecclesiaste)

ORA ET LABORA
Prega e lavora (S. Benedetto da Norcia)

ORIOR ORIENTE SOLE, SOLE CADENTE CADO
Nasco al sorgere del sole, scompaio al calar di esso

PEREUNT ET IMPUTANTUR
Passano [i giorni] e [ci] sono messi in conto (Marziale)

QUOT SIT HORA PETIS, DUM PETIS HORA FUGIT
Chiedi che ora sia, e mentre lo fai l'ora fugge

RUIT HORA
Il tempo corre via (Virgilio)

SIC NOSTRA LABITUR ÆTAS
Così scorre il nostro tempo

SICUT UMBRA DIES NOSTRI
Come ombra [passano] i nostri giorni

SINE LUMINE PEREO
Senza luce scompaio

SINE SOLE SILEO
Senza sole taccio

SOLEM E MUNDO TOLLERE VIDENTUR QUI AMICITIAM E VITA TOLLUNT
Coloro che tolgono dalla vita l'amicizia sembrano togliere il sole dal mondo

SOL OMNIBUS LUCET
Il sole risplende per tutti (Petronio)

SUA CUIQUE HORA
A ciascuno la sua ora

TARDA FUGIT PIGRIS, VELOX OPERANTIBUS HORA
Lenta ai pigri volge l'ora, celere per chi lavora

TEMPORA LABUNTUR, TACITISQUE SENESCIMUS ANNIS; ET FUGIUNT, FRENO NON REMORANTE, DIES
Il tempo passa, invecchiamo senza accorgercene; e i giorni fuggono, senza che nulla li arresti (Ovidio)

TEMPORA TEMPORE TEMPERA
Mitiga le sventure col tempo

TEMPUS EDAX RERUM
Il tempo divoratore delle cose (Ovidio)

ULTIMA FORSAN
Forse [questa è] l'ultima [ora]

ULTIMA LATET
L'ultima [ora] è nascosta

ULTIMAM TIME
Abbi paura dell'ultima [ora]

UMBRA SICUT HOMINIS VITA
L'ombra [è] come la vita dell'uomo
Ombra, certamente, [è] la vita dell'uomo

UNA EX IIS ERIT TIBI ULTIMA
Una di queste sarà la tua ultima [ora]

UTERE, NON NUMERA
Metti[le] a profitto, non [le] contare

UTERE, NON REDITURA
Approfitta[ne], [queste ore] non torneranno

UT HORA SIC DIES NOSTRI SUPER TERRAM
I nostri giorni sulla terra [sono] come un'ora

VELUT UMBRA PRÆTERIT VITA HOMINIS
Come ombra passa la vita dell'uomo

VITA IN MOTU
La vita [è] nel movimento

VIVERE MEMENTO
Ricordati di vivere

VULNERANT OMNES, ULTIMA NECAT
Tutte [le ore] feriscono, l'ultima uccide

DI FERRO È LO STIL, D'ORO È IL TEMPO

LA VITA FUGGE E NON S'ARRESTA UN'ORA
(F. Petrarca, Canzoniere CCLXXII)

PER GLI AMICI QUALUNQUE ORA

SE MI GUARDERÀ IL SOLE, VI SEGNERÒ LE ORE

SON PUR FIGLIA DEL SOL SEBBEN SON OMBRA

TU SOL PASSI, NON IO, CHE IMMOBIL SONO
PARCO USA QUELLO CH'IO DI ME TI DONO

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I calendari

Da seimila anni l’uomo scruta il cielo e gli astri per misurare i movimenti del cosmo e scoprirne il mistero.
L’uomo ha percepito prima l’alternarsi del giorno e della notte, poi quello delle stagioni. Cercando di determinare la durata dell’anno, ha studiato fin dai Caldei e dai Babilonesi, l’apparente moto del Sole e della volta celeste. Gli astronomi furono a lungo i padroni del tempo. Per secoli l’astronomia fu legata all’astrologia, ossia l’arte di prevedere il futuro in base allo studio degli astri.
I calendari nacquero dall’esigenza delle società di misurare i tempi lunghi, per rendere efficiente la loro organizzazione.
Dal XVI secolo si cercò di sottomettere il tempo alla scienza.
I calendari di ogni civiltà sono meravigliosamente complessi ed affascinanti e implicano cicli naturali, significati sacri ed intrighi politici.
Tutti coloro che cambiarono l’organizzazione della società, rivoluzionarono il calendario.

Il calendario Maya

Quando Colombo scoprì il Nuovo Mondo era il giorno 3 Kan del calendario rituale, giorno della vipera velenosa, ed era il 7 del mese di Zotz, (patrono del pipistrello) secondo il calendario solare Maya, antico popolo distrutto dalla conquista spagnola. La cultura Maya aveva una forte impronta religiosa, volta a dominare il tempo.
Nei loro calendari si trovano tempi diversi, brevi e lunghi, il tempo era la dato dalla sovrapposizione di cicli diversi: il concepimento dell’uomo,la nascita, la vita dei popoli, la germinazione del mais.
Il computo dei tempi lunghi era affidato a periodi di 144 000 giorni-baktun, ma avevano anche un calendario di 260 giorni, come la gestazione della donna e il ciclo dello sviluppo del mais. Infine avevano il calendario solare Haab, di 360 giorni divisi in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, più 5 giorni infausti di transizione al nuovo anno. I nomi di questi mesi erano: Kankin, Muan, Pax, Kayab, Cummo, Pop, Uo, zip,Zotz, tzec, Xul, Yaxhin, mol, Chen, yax, Zac,Ceh e mac. I 5 giorni di transizione da un anno all’altro, Uayeb, stavano tra Kumkù e Pop, l’anno iniziava con lo zero di Pop. I giorni erano indicati con nomi e numeri (come le nostre targhe automobilistiche), il giorno indicato con lo stesso nome e numero tornava dopo un periodo di 52 anni.

I Romani

I Romani ereditarono il calendario dagli Etruschi e lo modificarono. Giulio Cesare nel 44 a.C. introdusse una riforma radicale con l’inserimento dell’anno bisestile. I Romani spostarono il cardine temporale dal ciclo della Luna a quello del Sole. La diversità di questi cicli è stata spesso fonte di complicazioni e dispute. Un’innovazione sostanziale fu solo dopo 16 secoli. Gregorio XIII nel 1581, su suggerimento di un astronomo, modificò gli anni bisestili, la riforma gregoriana fu attuata pian piano in tutta Europa.


Il Medio Evo


Ereditato dal vecchio calendario romano, scritto nel 300 a.C., era nato per agevolare gli agricoltori e consisteva in un elenco di festività e di "fas", giorni giusti, per gestire gli affari. Poi si complicò, seguendo le nuove esigenze sociali.
Per tutto il Medio Evo i calendari non specificavano i giorni della settimana o la data (introdotta verso la metà del 500), ma facevano riferimento ai Santi. Fino al Rinascimento bastavano infatti i cicli lunari, quelli della natura e delle attività, e le ricorrenze religiose. L’inizio dell’anno variava da uno Stato all’altro ancora alla fine del ‘500. Per diversi secoli nei calendari del mondo occidentale convissero un tempo qualitativo (feste, Santi, attività) e uno quantitativo (giorni della settimana, mesi e anni), in un progressivo evolversi di questo fondamentale mezzo per il computo del tempo.


Oggi

Oggi, nell’era della comunicazione globale, sembra ovvio pensare ad un calendario universale, invece non è così: in Egitto è festivo il venerdì, in Israele il sabato, ma anche il capodanno non cade per tutti lo stesso giorno. La riforma gregoriana è stata rifiutata per molti anni dai protestanti e dagli ortodossi. In Grecia ad esempio è stata introdotta nel 1932, mentre in Russia nel 1918, sopprimendo 13 giorni per riportare le date a coincidere con le altre nazioni.
I Musulmani usano di preferenza il calendario lunare: l’anno ha 12 mesi di 30 o 29 giorni, in questo modo l’anno ha circa 10 giorni meno che da noi.
Cinesi e altri popoli asiatici usano il calendario lunisolare. L’anno comprende 12 o 13 mesi di 29 o 30 giorni.

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